Nel campo di finocchi bidoni di vernici e solventi cancerogenigiovedì 26 settembre 2013 - 12:42
Veleni. Veleni che provocano il cancro e mutazioni genetiche. E, sopra a quei veleni, finocchi che finiscono nei mercati di tutt’Italia. Un’altra drammatica scoperta, in un campo di Caivano, sempre nella stessa località maledetta, Sanganiello. Gli agenti del comando provinciale della Forestale hanno sequestrato un terreno dove sono stati sepolti decine di fusti velenosi, pieni di vernici, solventi e colle.
Un allarme alimentare e ambientale senza precedenti, probabilmente ancora più grave di quello già scoperto dalla stessa Forestale a luglio, sempre a Caivano,quando in un terreno furono trovate sostanze talmente tossiche capaci di causare gravi malformazioni ai bambini. I criminali dell’ambiente stavolta hanno fatto le cose perbene, in maniera scientifica: hanno creato una discarica di sole vernici, interrando numerosi fusti ad appena un metro e mezzo e mescolandoli a terra non contaminata. Un sistema di interramento che, senza i sofisticati mezzi di indagine utilizzati dalla Forestale, non sarebbero mai stato possibile individuare: senza la rilevazione geotermica, quei bidoni non sarebbero stati trovati. I bidoni sono di piccole dimensioni, e dunque tutto lascerebbe ipotizzare che non si tratti di inquinamento da parte di grandi aziende, ma proprio da parte delle piccole realtà produttive del territorio. I rimestamenti della terra circostante e la traccia di rifiuti sul terreno, che non avrebbero dovuto trovarsi in un’area agricola incontaminata hanno messo in allarme i tecnici e da qui sono iniziati i rilievi che hanno portato a quest’ultima drammatica scoperta. L’interramento non sembrerebbe neppure troppo remoto nel tempo, segno che nella Terra dei fuochi i banditi dei rifiuti hanno continuato fino a poco tempo fa ad avvelenare le campagne. Dai primi scavi eseguiti dagli agenti diretti dal primo dirigente della Forestale, il generale Sergio Costa, sono affiorati circa venti bidoni. Ma si teme che ce ne possano essere di più. Sono in corso analisi più approfondite per valutare la contaminazione della falda acquifera. COMMENTI |
giovedì 26 settembre 2013
Nel campo di finocchi
domenica 29 gennaio 2012
STOP ACTA !!!!
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Enrico Piovesana
“Immagina il tuo internet provider che controlla tutto ciò che fai online. Immagina farmaci generici, che potrebbero salvare delle vite, messi al bando. Immagina semi che potrebbero nutrire migliaia di persone tenuti bloccati nel nome dei brevetti? Tutto questo diventerà realtà con Acta: l’accordo commerciale anti-contraffazione negoziato in segreto da 39 Paesi”.
Dal 26 gennaio questa inquietante prospettiva, descritta in un video di denuncia che circola in rete*, da giovedì ha iniziato a tradursi in realtà. Giovedì scorso a Tokyo i rappresentanti di 22 Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno firmato l’adesione all’Acta, che dovrà essere ratificata l’11 giugno dal Parlamento europeo. Usa, Cana, Giappone, Australia e altri hanno già aderito lo scorso ottobre. Per l’Italia, a nome del ministro degli Esteri ‘tecnico’ Giulio Terzi, la firma è stata apposta dall’ambasciatore Vincenzo Petrone.
Di questo ‘monstrum’ legislativo internazionale si è parlato molto poco (il testo dell’accordo è rimasto segreto per un anno e mezzo, inaccessibile perfino al Parlamento europeo) nonostante le pesanti limitazioni che, una volta in vigore, esso avrà sulla privacy e la libertà degli utenti di internet e sul diritto alla salute e al cibo: diritti fondamentali che verranno sacrificati in nome della tutela dei diritti d’autore e dei brevetti gestiti dalle multinazionali dell’industria musicale, cinematogarfica, farmaceutica e agroalimentare. In una parola, in nome del profitto.
Non è un caso che, in coincidenza con la firma di Tokyo, il relatore dell’Acta per il Parlamento europeo, l’europarlamentare socialista francese Kader Arif, si sia clamorosamente dissociato e dimesso dal suo incarico, “allertando l’opinione pubblica” e denunciando “nel modo più vivo” la “mancanza di trasparenza nei negoziati” che hanno portato a un accordo che “può avere grosse conseguenze sulla vita dei nostri concittadini” e che “pone problemi per l’impatto sulle libertà civili, per le responsabilità che si fanno gravare sui provider, per le conseguenze che avrà sulla fabbricazione di medicinali generici”.
Grandi Ong internazionali, come Oxfam e Action Aid, hanno pubblicamente denunciato il devastante impatto che l’Acta avrebbe sulla produzione e commercializzazione di farmaci e vaccini generici a basso costo, massicciamente utilizzati nei Paesi poveri. Stesso discorso per la libertà di utilizzo di sementi e prodotti agricoli brevettate dalle multinazionali del settore.
Ma l’effetto dell’Acta che tocca più da vicino i cittadini italiani ed europei riguarda la privacy e la libertà degli utenti di internet. L’accordo, infatti, rende le aziende che offrono accesso alla rete (in Italia, ad esempio, Telecom, Vodafone, Infostrada, Tiscali, Tele2, Fastweb, ecc.) legalmente responsabili per ciò che fanno i loro utenti online non di fronte alla magistratura nazionale, ma di fronte alle multinazionali titolari di diritti d’autore.
A questi soggetti privati l’Acta riconosce il potere di agire direttamente, senza autorizzazione di un giudice, a tutela dei propri interessi commerciali, facendosi consegnare dai provider informazioni per l’identificazione dei loro utenti sospettati di violazione del copyright. In quanto legalmente corresponsabili della condotta dei loro utenti, i provider saranno spinti a monitorare preventivamente e costantemente l’attività di tutti i loro utenti.
Ricorrendo a sistemi di filtraggio degni delle peggiori dittature, le aziende che offrono accesso alla rete si trasformeranno così in poliziotti del web al sevizio delle multinazionali titolari dei diritti, censurando le proprie reti per evitare guai legali, con evidenti conseguenze sulla riservatezza e la libertà di espressione degli utenti.
L’accordo Acta è, in sostanza, la versione globale delle proposte di legge statunitensi Sopa e Pipa (contro cui lo scorso 18 gennaio è stato indetto il primo sciopero del web della storia), con l’aggravante di riguardare anche i brevetti farmaceutici e agroalimentari e di essere stato negoziato senza alcuna trasparenza, il che non è mai un buon segnale.
L’adesione all’Acta dei Paesi europei ha scatenato proteste in rete (in Italia Agorà Digitale ha lanciato una petizione online). Solo in Polonia la mobilitazione è uscita dal mondo virtuale con grandi manifestazioni di piazza e un’originale iniziativa dei parlamentari dell’opposizione di sinistra, che hanno indossato in aula maschere di V per Vendetta.
martedì 17 gennaio 2012
IL COMANDANTE HA LE SUE COLPE .....PERO' ..
Da tre anni si attende il sistema per controllare il traffico in mare
Il Vts avrebbe potuto correggere la rotta della Concordia
attorno all'isola del giglio
Si chiama Vts ed è l’acronimo di Vessel Traffic Services, ovvero la sigla che indica il sistema di controllo del traffico marittimo. Un sistema interattivo che controlla le rotte delle navi, attraverso le strutture centrali e periferiche delle Capitanerie di porto. Che avrebbe potuto controllare (e dunque correggere in tempo reale) la rotta della nave Costa Concordia. Ma attorno all’isola del Giglio il sistema Vts non è ancora operativo. Avrebbe dovuto esserlo, da almeno tre anni. Ma non lo è.
CONTRATTO DAL 2005 - Lo spiega l’ammiraglio Ferdinando Lolli che del sistema Vts si è occupato fino all’ottobre 2010. Fino a quando, cioè, è stato il capo del Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, prima di andare in pensione. Dice, infatti: «Il contratto per sistemare i radar e rendere operativo il Vts attorno all’isola del Giglio è stato stipulato nel 2005 con la Selex sistemi integrati, la società di Finmeccanica, e avrebbe dovuto essere concluso nel 2009. Ma è ancora pendente». Ha dieci anni la legge che voluto questo sistema di controllo del traffico marittimo (la 51 del 14 marzo 2001). «Ed e’ stata una legge molto importante per il nostro paese, io sono stato il primo firmatario», dice Eugenio Duca, già deputato dei Ds. E si lamenta: «Ma con questo incidente abbiamo capito che con questo sistema c’è qualcosa che non funziona».
ATTIVAZIONE LENTA - In realtà quello che sta emergendo è che l’attivazione di questo sistema Vts sta avvenendo con molta lentezza. Garantisce l’ammiraglio Lolli: «Fino ad ora con quel sistema Vts è stato coperto il 40-45% per cento del territorio italiano. E sono stati spesi fino ad oggi, fra primo e secondo contratto, circa 320 milioni di euro. Nelle coste dove non è operativo, come appunto attorno all’Isola del Giglio, è attivo soltanto il sistema Ais. Questo sistema di controllo è un sistema passivo di dati: vengono cioè inviati soltanto dalla imbarcazione in mare e non vengono usati per il controllo del traffico».
Originariamente pubblicato sulla bacheca di Laura
di: Alessandro Di Renzo
lunedì 16 gennaio 2012
L'INCHINO ......A FAVORE DEL TURISMO

Marco Zappalà
A PROPOSITO DELL'AFFONDAMENTO DELLA COSTA CONCORDIA
LETTERA PUBLICATA DA " GIGLIO NEWS" DELLO SCORSO MESE D'AGOSTO!!!!
Pubblichiamo di seguito la lettera di ringraziamento che il Sindaco Ortelli ha inviato nei giorni scorsi al Comandante Costa Crociere Massimo Garbarino al Comando della Costa Concordia in occasione del passaggio ravvicinato al Giglio lo scorso 14 Agosto e l'immediata risposta... che il Comandante ha inviato a tutta la comunità gigliese a stratto giro di posta.
"Egregio Comandante Massimo Calisto Garbarino, dopo l'incredibile spettacolo di ieri sera, con il passaggio della supernave Concordia davanti a Giglio Porto, non potevo esimermi dall'inviarLe un messaggio di compiacimento a nome di tutta la nostra comunità, compresi i graditi ospiti turisti, omaggiati da questo importante evento.
Grazie all'intercessione dell'amico carissimo Mario Palombo, storico comandante della Costa Crociere, abbiamo assistito ad uno spettacolo unico nel suo genere, diventato un'irrinunciabile tradizione di cui ne sono onorato e per questo motivo mi faccio inteprete di ringraziamento personale a Lei ed al suo equipaggio pregandola estendere la nostra riconoscenza anche alla Costa Crociere che oramai da anni premia in questo modo un'isola tra le più belle del panorama insulare nazionale.
Spero vivamente di averla un giorno ospite dalle nostre parti, naturalmente previo accordo con Mario, insostituibile ed autorevole sostenitore isolano.
Cordiali saluti Sergio Ortelli" "Signor Ortelli buona sera, mi scuso per il ritardo nel rispondere alla sua graditissima lettera.
E' ormai la seconda volta che effettuo il passaggio di fronte all'isola del Giglio nel mese di agosto con la Costa Concordia. Era stata una meravigliosa esperienza tre anni addietro, ed è stata altrettanto emozionante quest'anno.
Ieri sera, transitando di fronte al porto, ho potuto notare le migliaia di flash delle macchine fotografiche, e si potevano anche vedere i numerosi turisti che hanno assistito al passaggio, grazie anche alla pubblicità che avete fatto su GiglioNews.
Il passaggio è stato pubblicizzato anche a bordo della nostra nave, ed erano molti gli ospiti sui ponti esterni a godersi questo evento speciale.
La vostra è un isola meravigliosa, proprio come piacciono a me, piccole, e che ho avuto modo di "visitare" dall'alto grazie alla tecnologia di internet.
E' un piccolo paradiso che spero di poter visitare nei prossimi anni, e sono convinto che me ne innamorerò, grazie anche ai racconti del comune amico Mario.
E' stato un evento bellissimo, e spero possa divenire anche per noi di bordo, una tradizione da continuare. Nell'augurare ogni bene e prosperità alla vostra comunità, colgo l'occasione di porgere i miei più cordiali saluti.
Massimo Calisto Garbarino "concordia180811_
di: Giuseppina Cristofani
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Poche speranze per i dispersi
Sei le vittime del tragico incidente della Costa Concordia. 16 i dispersi, tra cui una bimba di 5 anni Le opinioni dei lettori
Si aggrava il bilancio delle vittime del naufragio della nave Costa Concordia (LEGGI) all'Isola del Giglio: è stato trovato il cadavere di un uomo. Sono adesso 6 i morti nella sciagura, e 16 i dispersi. Il corpo era nel secondo ponte, in una parte non invasa dall'acqua.
Aveva il giubbotto salvagente ed era un passeggero.
Ieri erano state tratte invece in salvo tre persone, due sposini coreani e il commissario capo di bordo Manrico Giampetroni.
Sta peggiorando inoltre la situazione meteo, dopo due giorni di bel tempo. Il mare si sta increspando, e per le prossime ore è previsto un temporale. Una situazione che preoccupa molto i soccorritori che stanno facendo una corsa contro il tempo per ispezionare la Concordia.
Il timore è che le onde possano provocare uno spostamento del relitto e farlo sprofondare a 70 metri rispetto al gradino di 37 metri su cui è appoggiato lo scafo.
E' in corso anche un sopralluogo degli inquirenti agli scogli de 'Le scole', che sarebbero quelli urtati dalla Costa Concordia nella tarda serata di venerdì scorso. Il sopralluogo è stato disposto dalla Procura di Grosseto, per acquisire elementi utili all'inchiesta e per verificare la corrispondenza tra la versione del comandante e quella di altri testimoni. Uno scoglio di grandi dimensioni è tuttora conficcato nella carena della Costa Concordia.
domenica 15 gennaio 2012
Vi scrivo da una nave da crociera
di Luana De Vita
Non è certo come scrivere da un carcere in Grecia, il paragone è ignobile, è vero. E però da certi punti di vista una nave da crociera può assomigliare più all'incubo che al sogno di un qualsiasi turista o di qualunque essere umano.
Un senso di costrizione, di trappola, un bagno di folla rinchiusa in uno spazio che pretende di essere esclusivo, in realtà è come alla fiera di paese: stessa folla, stessa atmosfera festaiola, stessa qualità solo un po’ meno autentica e per 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Alternative a bordo?
Scegliere la reclusione, i domiciliari, insomma ti chiudi in cabina dove possono raggiungerti solo gli annunci dell’ennesima tombolata o della lezione di aerobica e l'eco della moltitudine che popola la nave.
Eppure il mercato delle crociere è l'unico che segna percentuali di crescita nel turismo a dispetto del settore aereo in crisi permanente e di quello dei viaggi organizzati altrettanto penalizzato, non solo in Italia e in Europa, ma in tutto il mondo.
Una nave da crociera potrebbe rappresentare la più tronfia espressione del turismo di massa da iper-discount, l'esaltazione un po' pacchiana del lusso a cinque stelle a prezzi ultra popolari, la riduzione ai minimi termini dell’esperienza del viaggio come scoperta, conoscenza, scambio: un immenso Luna Park che galleggia per tornare da dove è partito.
A dispetto di sontuosi saloni, ristoranti glamour e ambienti rococò che pretendono di ricostruire le atmosfere nobili del transatlantico Rex o del leggendario Titanic la popolazione che vaga tra un ponte e l'altro di una nave che gironzola nel mediterraneo per sette giorni non ha l’aria altrettanto sfarzosa.
Un’umanità semplice, popolare che ha forse arrancato con difficoltà fino a potersi permettere il “lusso” del “paghi uno e viaggi in due”: 7-800 € per una settimana a persona in cabina interna, pasti inclusi.
Italiani straordinari protagonisti di situazioni degne del miglior Totò & De Filippo alla stazione di Milano, senza la nebbia tra un ponte e l'altro. E' dunque questo il valore aggiunto del turismo di massa?
Così la famigliola con i bimbi gratis al terzo giorno di crociera giubila ad alta voce che l'agenzia gli aveva assicurato che si mangiava 24 ore su 24.
Incredibile ma vero, sui 13 piani della lussuosa nave da crociera non si fa che mangiare, neanche i polli allevati in batteria possono immaginare un'organizzazione del genere. Panini, biscotti, dolci a volontà, giorno e notte, ogni giorno in cabina arriva il programma con tanto di elenco ed orari dei 10/12 ristoranti e bar disponibili a bordo in caso di “crisi da fame da vacanza all-inclusive”.
E poi? Spettacoli di varietà, tombola, ping-pong, giochini di gruppo, pattinaggio sul ghiaccio, gare di canto e tuffi di pancia, golf, free-climbing, possibile immaginare altro? Certo. Casinò, discoteche e feste ogni notte.
Scendere no? No, avete pagato per tutto questo, adesso godetevelo!
In una sorte di delirio collettivo, per una settimana al ritmo orario imposto dal “programma di bordo”, tutti salgono e scendono dal primo all'ottavo piano della nave, dal settimo al dodicesimo, senza dimenticare di continuare a masticare. E quando la nave si ferma per quattro forse sei ore, in questa o quella città del mediterraneo, la forma più colta ed evoluta di attività di massa che la nave offre è la visita della città in bus e guida multilingue, in alternativa c'è la mappa dei negozi per fare shopping fornita dalla compagnia di navigazione.
In tre o quattro ore di sosta a Palma de Mallorca che altro vuoi fare? Sì, è vero puoi sederti in un ristorante locale e ingurgitare una “Paella”, tanto per non perdere l'esercizio alla masticazione e deglutizione.
Può bastare? No.
Devi fare l'esercitazione per l'emergenza, trascorri quasi un'ora in uno spazio minimo da condividere con altre 150 persone che dovrebbero malauguratamente saltare sulla stessa scialuppa di salvataggio che ti è stata assegnata.
La verità? Se ci fosse davvero un caso di emergenza non sopravvivresti comunque, basta partecipare all'ennesima “festa del cibo”per capirlo. Dopo cena, che fai a bordo di una nave da crociera? Mangi ancora!
E pur di accaparrarsi l'ennesimo boccone succulento i tuoi compagni croceristi, specialmente se italiani, sono pronti a spintonarti, tirarti gomitate ai fianchi, calpestarti: figurarsi cosa sarebbero pronti a fare in emergenza per prendere posto sulla prima scialuppa, in barba al numero di ponte previsto per il raduno e scritto sulla tua carta d’imbarco, quella che ti assegna il numero di cabina cui è collegato il tuo numero di carta di credito e il ponte di raduno previsto in emergenza. Una specie di carta d'identità che vale quanto la tua vita su una nave da crociera. E tu in cuor tuo continui a domandartelo, sì quanto vale tutto questo, quanto vale la tua vita?
E oggi guardando il gigante del mare Concordia, stramazzato nell’acqua, quel gigantesco corpo abbattuto e scivolato in una posizione innaturale, quasi a dormire nel mare che avrebbe dovuto solcare, ti chiedi davvero: quanto vale la tua vita su una mega nave all-inclusive?
Ma ci sono vite che valgono comunque meno della tua, quella di coloro che per farti ingozzare tutto il giorno lavorano 10 anche 14 ore al giorno, 7 giorni su 7 sette
Read more:
http://ilsimplicissimus.blogspot.com/2012/01/vi-scrivo-da-una-nave-da-crociera.html#ixzz1jgYw8jhc
sabato 14 gennaio 2012
DEVO PARTIRE
Devo partire!
Non so quando
ci vedremmo.
Vada in montagna
tra la neve
in cerca di
fratelli affamati.
Cavaliere sconosciuto
e disarmato,
nessuno sa il tuo nome.
Le arance colte nel giardino,
le offrirai al bimbo
con gli occhi resi grandi per la fame.
Nei meandri
delle grotte,
abbraccerai
chi ha scelto
di essere libero,
a costo di morire.
Nello zaino
carico d’amore
ho messo
una preghiera,
ti ho salutato
col gesto della mano,
ho sussurrato:
Sii prudente,
torna presto amore.
pubblicata da Anna Maria Cherchi
il giorno lunedì 16 gennaio 2012
alle ore 21.50.
16 gennaio L.633/41
vergognatevi!!!!!
16/01/12 "Abbiamo evacuato 4000 persone in due ore" dice una della Concordia Pubblicato da Redazione Frews 16/01/12
Purtroppo non ho il name tag, da fotografare, perchè l’ho perso in mare, assieme alla macchina fotografica!!
Sono Katia Keyvanian, GSM –
Imbarcata il giorno 13/1 per sostituire la collega del Concordia.
Scrivo solo due righe, perchè ho un treno da prendere per tornare a casa!!
Vorrei tanto essere invitata dai vari Giletti, Mentana, Vinci, e da tutti gli altri giornalisti, che senza cognizione di causa , senza aver verificato le loro fonti, e le notizie, scrivono e dicono un sacco di IDIOZIE!!!
Vorrei poter rispondere, alla marea di idiozie e falsità che sono state dette! Per il momento ne dico solo una, poi, quando potrò scriverò di piu’.
Abbiamo evacuato, al buio, con la nave piegata su un fianco 4000 persone in meno di due ore!!! Gli incompetenti non sono in grado di fare questo.
Non è vero che il Comandante è sceso per primo, io ero sull’ultima lancia, e lui rimasto attaccato alla ringhiera al ponte 3, mentre la nave affondava.
VERGOGNATEVI VOI GIORNALISTI INCOMPETENTI che avete scritto che lui è sceso per primo!!!
Io ero sulla lancia, che mentre si allontanava, stava per essere schiacciata dai paranchi della nave che affondava e stava per sfondare il tetto della nostra lancia.
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Abbiamo tirato su in lancia un sacco di ospiti che erano finiti in mare, e mentre spogliavamo una ragazza bagnata per coprirla con la coperta termica, un ospite ci faceva un filmino con il telefonino!!!
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VERGOGNATEVI!!! abbiamo lanciato un salvagente in mare, e mentre tiravamo su un altro signore, io con la corda legata al polso per fare forza, e tirare su, un signore che fa la foto!!
VERGOGNATEVI!!!
abbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio, e poi vengono a dire che noi siamo stati incompetenti??!
VERGOGNATEVI!!
mentre ero inclinata a fare uscire le persone che spingevano, e urlavano, poco alla volta nelle lancie, un uomo grande e grosso ovviamente.... pax....., con la sigaretta in bocca. Quando gli ho chiesto “ma che caz.. sta facendo, fuma in questo stato, inclinati, al buio, con il carburante che potrebbe uscire?????” la risposta è stata “mi serve per lo stress”!!!!!!!!!!!!!
Ho una sola parola da aggiungere, prima di perdere il treno………
Noi ci siamo adoperati per gli ospiti, per salvarli, portarli in sicurezza, se sono salvi, è merito solo nostro, di tutto l’equipaggio, che ha fatto di tutto.
Non vogliamo essere ringraziati, NO, abbiamo fatto solo il nostro dovere, ma non vogliamo nemmeno sentire tutte le fesserie, bugie, menzogne, tanto per fare lo scoop, o fare una trasmissione che sono state dette.
4000 PERSONE IN DUE ORE, AL BUIO… E INCLINATI,
LI ABBIAMO PORTATI NOI, STAFF DEL CONCORDIA,
A TERRA, NON SONO SCESI LORO IN SPIAGGIA CON
IL SECCHIELLO E LA PALETTA, E LE FORMINE !!!
li abbiamo portati noi!!!!
Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli abitanti dell’isola del giglio, anche il sindaco, che è salito a bordo, a verificare la situazione, (non sapendo chi fosse lo avevo ripreso perchè non aveva il giubbotto!)
Ringrazio con tutto il cuore tutti, tutti gli abitanti dell’isola che si sono adoperati per tutti noi, con massima diponibilità, dandoci le loro coperte colorate, fatte all’uncinetto. cercando dei carica batterie per il cellulare, e tanto altro.
Grazie a tutti loro.
Ora scappo che devo prendere un treno, e andare a casa.
A presto.
Ah, dimenticavo….
Agli altri dico VERGOGNATEVI
Da il Post Di Katya Keyvanian
giovedì 12 gennaio 2012
Achille Conforti
Chi è l'elettore medio di Berlusconi?
Un'analisi.
Gli ultimi sondaggi politici Ipsos (a Ballarò), il PDL è a quota 23%, molto più indietro del diretto avversario, il PD (29.5%). Riflettendo fra me e me mi chiedevo chi potessero ancora essere tutti questi elettori di Berlusconi (dopo le varie vicende) e, dopo aver letto dichiarazioni varie di esponenti del partito e di elettori comuni (Facebook è di grande aiuto devo ammetterlo), credo di poter rispondere alla domanda del post. Chi vota Berlusconi (ed il PDL)?
Direi che i primissimi elettori siano le varie caste italiane: farmacisti, avvocati, notai su tutti, seguiti dagli altri (tassisti, commercialisti etc).
A sostegno di questa tesi vi sono (oltre ai messaggi scritti su FB e forum vari) ad esempio le dichiarazioni dell'ex ministro Gelmini a Ballarò, le proteste dei deputati e senatori del PDL la scorsa estate e in parte Cicchitto ieri.
Vengono poi i signorotti di Cortina, gli evasori e qui abbiamo una serie di dichiarazioni infinite fra i vari esponenti.
Seguono poi tutti quelli che vedono Berlusconi come un esempio da seguire, un modello di uomo circondato da ragazze bellissime.
Che ci sia da seguire in un nonno che paga per averle tutte intorno lo sanno solo loro (a questi consiglio la lettura di questo vecchio articolo).
Vi sono poi gli anziani che, non avendo internet, si affidano al telegiornale (di Mediaset o del TG1 dell'ex Minzolini) con tutto ciò che ne consegue.
Come non citare poi i cittadini che, sbattendosene altamente della politica non per una forma di protesta, ma perchè sono proprio ignoranti, simil prototipo di ragazzo (scemo) da provino per il Grande Fratello, che non sapendo che pesci prendere vota quello che vede di più in tv (alcuni di questi appartengono anche alla categoria "lo voto perchè ha tante donne").
Infine aggiungo quelli che davvero ci hanno creduto (e ci credono ancora) al Berlusconismo, forse perchè delusi dal resto o "indottrinati" da ritenerlo quasi una religione. A questi consiglio di leggere i vari articoli che ho scritto su questo blog recuperando quella dote chiamata "onestà intellettuale" davanti alla realtà dei fatti.
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lunedì 2 gennaio 2012
COSÌ IL PAESE ESPLODE
Giacomo Delle Donne : Centinaia di imprese in crisi, a rischio 300 mila posti di lavoro...L’anno nuovo si apre con un’emergenza sociale senza precedenti
E, mentre i prezzi volano, ai sindacati si chiede “moder azione” ....Dopo gas e luce
... arriva l’aumento della benzina
Landini (Fiom):
“Altri sacrifici? Per gli operai è peggio degli anni 50”.(da il fatto quotidiano)
....L’esodo dei greci in Australia
Per i giovani dei paesi europei più colpiti dalla crisi economica, l'altro emisfero è una terra promessa piena delle opportunità che mancano in patria. E Melbourne si trova a rivivere il boom migratorio del dopoguerra.
Nel cuore di Melbourne, al portone di un grande edificio ubicato in Lonsdale Street, da parecchi mesi bussa un flusso ininterrotto di giovani, uomini e donne, appena sbarcati da aerei decollati dalla Grecia. L’isolato, risalente agli anni quaranta, ospita il quartier generale della più grande comunità greca in Australia.
Uomini e donne viaggiano e si spostano da una parte all’altra del pianeta alla ricerca di una vita migliore, come avvenne nella corsa all’oro a cavallo del XX secolo. A differenza dei greci di un tempo, tuttavia, i migranti odierni hanno un livello di istruzione considerevole e diplomi di laurea nelle discipline più impegnative.
“Sono tutti laureati, in ingegneria, in architettura o in meccanica. Ci sono insegnanti, bancari e persone disposte a fare qualsiasi lavoro”, dice Bill Papastergiades, presidente e rappresentante legale della comunità. “La disperazione tra di loro è tangibile. Siamo tutti sgomenti. Spesso arrivano con un solo bagaglio a mano. Le loro vicende personali sono sconvolgenti e a ogni nuovo aereo che atterra ne veniamo a conoscere di nuove”.
L’esodo è solo uno dei tanti drammi umani in corso in Grecia. Da giugno i responsabili della comunità di Melbourne affermano di essere stati sommersi da migliaia di lettere, email e telefonate da greci desiderosi di partire quanto prima alla volta di un paese che – al riparo dalle turbolenze dei mercati globali – è considerato ormai una terra promessa.
Soltanto quest’anno 2.500 i greci si sono trasferiti in Australia, e le autorità di Atene fanno sapere che altri quarantamila avrebbero “manifestato interesse” a fare lo stesso. Nella capitale greca nell’ottobre scorso si è tenuta una “fiera dei talenti” organizzata dal governo australiano per 800 posti di lavoro: vi hanno preso parte tredicimila candidati.
Con la prospettiva di un quinto anno di recessione, la disoccupazione che ha toccato la cifra record del 18 per cento e circa il 42,5 per cento dei giovani greci senza lavoro, si prevede che la fuga di cervelli continuerà ad aumentare. L’economia australiana, per contro, nel 2012 dovrebbe crescere del 4 per cento. “C’è chi dice che non vuole che i suoi figli crescano in un posto simile”, dice Papastergiades. “L’altro giorno ho ricevuto una telefonata da un idraulico greco disoccupato da otto mesi: ha tre figli da mantenere ma è così disperato che ha pensato di suicidarsi”.
Tessie Spilioti è tra quelli che si sono già trasferiti in Australia: “Non c’è nessun posto al mondo come la Grecia: mi manca ogni giorno, come mi mancano i miei amici”, dice Spilioti, cresciuta in Australia prima di stabilirsi ad Atene 27 anni fa. “Ma l’Australia è un paese dove si vive bene. È la terra dell’abbondanza e c’è la sensazione che l’occasione giusta sia dietro l’angolo. Questo manca del tutto in Grecia: lì la gente è impaurita, l’atmosfera è cupa, l’umore è nero e la sensazione è quella di essere sotto assedio. Non avevo mai pensato di andarmene, ma lo stress della sopravvivenza aumentava ogni giorno".
Secondo le previsioni con la crisi economica in Grecia andranno perdute due generazioni. La nuova diaspora coinvolgerà i greci più giovani e meglio istruiti, quelli che parlano più lingue ma non sono più in grado di sopravvivere in un paese la cui economia è in caduta libera, in parte per le rigide misure di austerity che il governo greco è stato costretto a varare in cambio degli aiuti.
Dimenticati da Atene
Un recente studio dell’università di Salonicco ha dimostrato che la grande maggioranza dei greci che vogliono emigrare appartiene alle generazioni più giovani, e si dirige in paesi come Russia, Cina e Iran. Gran parte degli intervistati non aveva neanche provato a cercare lavoro nel proprio paese, perché non vede prospettive in un’economia che dovrebbe stringere la cinghia per i prossimi dieci anni almeno.
In Australia l’afflusso di migranti ha sconcertato altri greci costretti in un recente passato – negli anni cinquanta e sessanta – a intraprendere la stessa strada a causa della povertà e della guerra. Per anni la diaspora è stata ignorata dai governi succedutisi ad Atene, che si sono rifiutati perfino di concedere il diritto di voto ai greci all’estero – anche a quelli che vivono a Melbourne, che può vantare una florida comunità greca di oltre trecentomila persone.
Veder arrivare in massa dalla madre patria una simile ondata di giovani di talento – per altro disposti ad accettare anche umili mestieri manuali – è stato un brusco impatto con la realtà. “La nostra comunità è sconvolta da questa marea di sogni infranti”, dice Litsa Georgiou, 48 anni, trasferitasi a Sydney l’anno scorso con una bimba piccola e il marito. “Molti speravano di rientrare in Grecia, ma da quello che si sente raccontare da chi ha intrapreso un viaggio di 22 ore di aereo per arrivare fino a qui, è terribile anche solo immaginare che alla Grecia occorreranno oltre dieci anni per iniziare a risollevarsi”.
Traduzione di Anna Bissanti
Fonte: Helena Smith - The Guardian (da Presseurop) |
Tangenti, truffe, abusi edilizi: l’incredibile storia del prete-manager Luigi Verzé
Era il 1978 quando Emma Bonino e Marco Pannella denunciavano in Parlamento la "gestione mafiosa del San Raffaele" e puntavano il dito contro il sacerdote "sospeso a divinis". La carriera del fondatore dell'ospedale lombardo, deceduto il 31 dicembre, è costellata di condanne e oscuri rapporti. Fino all'epilogo del crac e dell'inchiesta sui fondi neri. I legami con Berlusconi e con il Sismi di Pollari
Don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele
Il denaro pubblico dato all’ospedale San Raffaele finisce “nelle mani di loschi gruppi di potere clericali che lo utilizzano per attività speculative e clientelari, sulla pelle degli ammalati”. Una denuncia durissima contro la “gestione mafiosa” dell’istituto, ma non è di oggi. Trentaquattro anni prima che l’ospedale milanese finisse travolto da un crac miliardario e dallo scandalo dei fondi neri messi da parte per beneficiari ancora da individuare, una pattuglia di deputati radicali metteva nero su bianco nei documenti della Camera un severo atto d’accusa contro l’allora poco conosciuto don Luigi Verzé e la sua impresa.
“Il Presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale San Raffaele, ‘don’ Luigi Maria Verzé è stato sospeso a divinis dalla Curia milanese nel 1973”, si legge nell’interrogazione presentata tra gli altri da Emma Bonino e Marco Pannella il 4 aprile 1978. Don Verzé “è stato condannato dal tribunale di Milano a un anno e quattro mesi di reclusione per tentata corruzione in relazione alla convenzione con la facoltà di medicina dell’università Statale e la concessione di un contributo di due miliardi da parte della Regione. E’ stato incriminato di truffa aggravata nei confronti della signora Anna Bottero alla quale ha sottratto un appartamento del valore di 30 milioni”.
L’eccellenza in campo scientifico e sanitario che il San Raffaele ha conquistato nei decenni successivi è universalmente riconosciuta. Ma, al tempo stesso, la sua è una tipica storia italiana di scandali avvenuti sotto gli occhi di tutti, e che tutti (o quasi) hanno fatto finta di non vedere. Fino all’epilogo: il buco di bilancio da un miliardo e mezzo di euro, il concordato preventivo, l’inchiesta penale aperta dalla Procura di Milano che ha già accertato un giro milionario di denaro in nero tra i fornitori e i vertici dell’istituto, il tragico suicidio del direttore finanziario Mario Cal quando tutto questo cominciava a disvelarsi, la morte per infarto (al quale non tutti credono) del novantunenne fondatore don Verzé nell’ultimo giorno del 2011.
“L’ospedale San Raffaele ha iniziato la sua attività nel settembre del 1971, nonostante l’ufficiale sanitario ne abbia negato l’agibilità”, denunciavano i deputati radicali, e il riconoscimento ministeriale è arrivato nel 1972 “nonostante la ferma opposizione della Regione Lombardia”, il cui assessore alla Sanità aveva parlato di un “atto di pirateria politica”. Un riconoscimento arrivato nonostante una sfilza di irregolarità, secondo Bonino e Pannella, in merito alle attrezzature mediche alla gestione del personale. Fatti che inducevano i radicali a chiedere ai ministri competenti di “ricercare le connivenze e le responsabilità eventuali dell’amministrazione dello Stato che hanno determinato questa scandalosa situazione”.
equitalia .. Perde la casa per 63 euro:
Perde la casa per 63 euro
bufera su Equitalia Vittima un malato di Alzheimer: indagati il direttore Iodice e tre funzionari. La vendita nascosta al proprietario e senza abbassare il valore. L'appartamento messo all'asta e acquistato, grazie alla segnalazione di una talpa internadi GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE
Un uomo ammalato di Alzheimer, una multa da 63 euro, una procedura di esecuzione immobiliare che procede come un bulldozer, una serie di passaggi viziati da pesanti sospetti, specie quando l'aggiudicazione dell'appartamento avviene - secondo il consulente della Procura - grazie ad una talpa interna alla struttura che ha effettuato il pignoramento.
Tutto questo ha portato, nei giorni scorsi, il pm Francesco Pinto a chiedere il rinvio a giudizio per quattro persone. Si tratta del direttore ligure di Equitalia, Piergiorgio Iodice, e dei funzionari della stessa società concessionaria del servizio di riscossione tributi: Silvia Angeli, Roberto Maestroni, Pierpaolo Trecci, tutti assistiti dall'avvocato Giuseppe Sciacchitano. Le accuse nei loro confronti sono di abuso in atti d'ufficio e falso. Il caso risale al 2005 quando Equitalia era ancora Gestline, ma è diventato materia penale nel 2009 quando i figli dell'ex proprietario dell'appartamento di piazza Duca degli Abruzzi presentarono una denuncia affidandosi all'avvocato Massimo Auditore.
La procura contesta tutta la pratica, dall'inizio alla sua conclusione. Si parte dalla procedura esecutiva, ossia quella dell'esproprio. Fino al 2 dicembre del 2005 gli ufficiali della riscossione potevano "aggredire" un appartamento anche per un debito scaduto di appena 1500 euro. Successivamente il tetto è stato alzato a 8 mila euro, con un'altra condizione necessaria, ossia che l'importo complessivo del credito debba superare il 5% del valore dell'immobile. Con una memoria difensiva gli indagati sostengono che, purtroppo, all'epoca quelle erano le regole e quindi, messo in moto il meccanismo, non ci si poteva più fermare. Ma il consulente della Procura della Repubblica, Massimo Serena, la pensa diversamente. Dall'esame della documentazione sostiene che tutto l'iter si è messo in moto per una sola cartella da 63 euro. Non è tutto. Il consulente spiega che, prima di procedere all'esecuzione, Gestline avrebbe dovuto iscrivere una nuova ipoteca che avrebbe dato sei mesi di tempo al debitore per rimediare. In questo modo, secondo la Procura, sarebbe scattata la seconda violazione, quando l'appartamento venne espropriato con i nuovi limiti alzati ormai a 8 mila euro.
Senza dimenticare che, come raccontato nella denuncia, le multe non erano state pagate non per cattiva volontà (la famiglia è benestante) ma solo perché il proprietario era gravemente malato (è deceduto nel 2008) e anche la moglie soffriva di una patologia invalidante al cento per cento.
La seconda parte delle accuse - anch'esse respinte dagli indagati - riguarda la messa all'asta dell'alloggio. La prima vendita all'incanto fu annullata con la giustificazione - falsa secondo il pm - che non era stata effettuata la pubblicità obbligatoria. La seconda asta, invece, secondo gli inquirenti venne tenuta nascosta allo scopo di non informare il proprietario espropriato e senza abbassare il valore come stabilisce la legge. L'anziano, infatti, per ragioni affettive, voleva ricomprarsi la "sua" casa, e invece di farlo all'asta, fu costretto a rivolgersi ai tre compratori che se l'erano aggiudicata con quella "procedura gravemente viziata", pagando loro 200 mila euro. Per una multa da 63 euro.
giovedì 8 settembre 2011
presi per le natiche
Conmsigli per gli acquisti ...
Non sarà mai ripetuto abbastanza: questo è uno strano paese!.
Stamattina, come mio solito, ho acquistato la copia quotidiana del mio giornale d’elezione (eu.1,20) l’ho sfogliato distrattamente mentre facevo colazione al bar vicino l’edicola (eu. 2)e sull’ultima di copertina, a tutta pagina, ho trovato una pubblicità a cura di Mediobanca, la quale, con la massima no...n chalance, annuncia l’emissione di obbligazioni a due anni a fronte delle quali garantisce una rendita lorda del 4% (quattro percento)…;
Lasciatemi però per qualche momento divagare da questo discorso per continuare nella cronaca di queste prime ore del mattino. Dunque, dopo aver fatto colazione ho comprato le sigarette (eu. 4), mi sono fermata al distributore per mettere il carburante strettamente necessario agli impegni della giornata (eu. 25), ho comprato l?indispensabile per poter sostentare la famiglia (uova, una fettina di carne, pane, insalata, pasta e pomodori eu. 13, 50) sono quindi rientrata a casa in attesa che gli altri componenti fossero pronti (ulteriori eu. 2 tra latte e biscotti e caffè per una colazione veloce in cucina) come me per uscire e affrontare il nuovo giorno di lavoro. Alle otto di questa mattina, ma come ogni mattina di ogni santa settimana di ogni mese, senza fare nulla di che pretenzioso o minimamente spendaccione, io sono già fuori di eu 47,50; moltiplicare un importo medio di almeno 25 eu. pro die, eliminati lussi quali sigarette, colazione al bar, trasporto con l’auto propria, per 30 giorni al mese e per dodici mesi significa assommare alla fine eu. 750 per il solo semplice metabolismo basale quotidiano. A questo totale poi vanno aggiunti un eventuale mutuo o fitto di casa, la luce, il gas, il telefono, se ancora funzionante, eventuali ticket per medicine, le immancabili multe, la spazzatura, le spese voluttuarie come ad esempio i libri scolastici, un paio di scarpe all’occorrenza, forse un cambio di vestiti ad ogni cambio di stagione, una vista specialistica mai possibile all’occorrenza e quindi da fare presso privati e via aggiungendo così a seconda delle necessità di ognuno. Insomma a fare un calcolo delle cifre occorrenti per una discreta e dignitosa vita annuale, occorrono, necessari ed indispensabili, dai ventimila ai venticinquemila euro l’anno. E’indubbio che in questo paese ci sono persone che sopravvivono gioco forza con molto meno della metà, ed è indubbio che il loro riuscirci, il nostro riuscirci, altro non è se non un esempio di eroismo che si perpetua giorno dopo giorno, ma è altrettanto indubbio che sopravvivere non è vivere, così come sopravvivere al limite quando non al di sotto del minimo indispensabile genera, inesorabilmente, debiti a via andare sempre più cospicui e difficili da pagare; se in ultima analisi a tutto ciò aggiungete anche che l’aumento dell’Iva riduce di un ulteriore uno percento il potere d’acquisto delle nostre risorse, accorciando della stessa percentuale l’autonomia monetaria disponibile portandola da tre settimane a due settimane e mezzo per lasciare scoperti gli ultimi dodici/tredici giorni del mese, vi renderete conto del fatto che ci stiamo sempre più piegando a novanta gradi dall’ultima fiducia parlamentare in poi.
Esistendo queste condizioni, che sono, poi, quelle della maggioranza degli italiani onesti e lavoratori, MEDIOBANCA, per racimolare risorse offre una rendita del quattro percento su deposito di risparmio a due anni. Facciamo un po’ di conti: chi avesse mille euro risparmiati e li investisse in questo modo ne avrebbe un guadagno dopo due anni di ottanta euro circa che diviso 24 mesi fa più o meno tre euro e rotti al mese; per multipli di dieci, bisognerebbe investire milioni di euro per averne un guadagno che appena giustificasse l’offerta: quindi questa pubblicità o è indirizzata solo alle persone benestanti e addirittura ricche o è dichiaratamente uno sfottò per i poveri cristi che tirano avanti la carretta come bestie da soma o, infine, tende a diffondere una sensazione di benessere con la subliminale intenzione di ottundere la coscienza di quel popolino sempre più stanco e prossimo ad una resa dei conti.
Ed ecco che io qui ritorno alla mia affermazione iniziale, questo paese è strano!, ogni giorno lasciamo passare una nuova cosa, ogni giorno decidiamo di innalzare la nostra soglia del dolore, ogni giorno scopriamo di essere capaci di spostare il REDDE RATIONEM al giorno successivo perché ciascuno :
“ TENGO FAMIGLIA … posso aspettare per vedere che succede “.
Ebbene, mio caro compagno di sventure, sappi che nessuno si muoverà per te, è proprio necessario che tu decida di farlo in prima persona perché molti sono già passati nella schiera dei furbi e sono tutti lì NEI PRESSI DELLE TUE NATICHE … .
giovedì 18 agosto 2011
contributi all'editoria...........
150 milioni nel 2010
Il dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato nelle scorse settimane i numeri relativi ai contributi versati dallo Stato agli editori di giornali e periodici nel corso del 2010, in relazione al 2009.
Otto elenchi, in formato .pdf con i nomi degli editori che hanno beneficiato dei contributi, il nome della testata e l’importo loro riconosciuto.
Nessuna possibilità per il cittadino – salva l’ipotesi di utenti informaticamente più smaliziati e capaci di esportare i dati contenuti nelle tabelle in fogli excel – di sommare ed incrociare le informazioni pubblicate.
Un classico esempio di trasparenza all’italiana: si pubblicano centinaia di migliaia di bit di informazione online con modalità tali da rendere l’operazione pressoché inutile.
Anni luce lontani dalla politica dell’open data che, partita negli Stati Uniti d’America di Barack Obama sta, fortunatamente, contagiando il resto del mondo.
Ma al dipartimento dell’Editoria si sono, evidentemente vergognati di pubblicare anche subtotali e totali relativi all’importo complessivamente liquidato a titolo di contributi.
Avrebbero dovuto raccontare ad un Paese al quale, da ogni parte, si chiede di stringere la cinta e nel quale si mettono, costantemente, le mani nelle tasche dei cittadini che, nel solo 2010, oltre 150 milioni di euro sono andati a finanziare editori di giornali, il più delle volte, poco conosciuti o niente affatto conosciuti.
Quasi tre milioni e mezzo di euro al minuscolo Il Foglio di Giuliano Ferrara ed altrettanti al Primorski Dnevnik, quotidiano in sloveno, pubblicato a Trieste.
E’ di più di sei milioni di euro, invece, il contributo versato a L’Unità mentre deve accontentarsi di poco meno di quattro milioni di euro quello a La Padania, organo di stampa della Lega Nord.
Quasi tre milioni di euro per le Cronache di Liberal, mentre oltre tre e mezzo sono quelli per Europa.
Numeri e cifre che lasciano senza parole, così come senza parole lasciano i milioni di euro distribuiti tra editori piccoli o piccolissimi per la pubblicazione di minuscoli giornali e periodici di settore.
Oltre 500 mila euro all’editore di Carta mentre appena 277 mila sono andati all’editore di Chitarre, solo per fare qualche esempio.
Un fiume di denaro che con l’alibi di dover garantire il diritto a fare informazione, lo Stato, ogni anno, regala – naturalmente con i nostri soldi – a centinaia di editori e a cooperative di giornalisti più o meno reali, ad amici e amici degli amici.
Sono contributi e finanziamenti dei quali, peraltro, si fa fatica a seguire le tracce fino ai reali beneficiari: i soci degli editori e, spesso, delle cooperative giornalistiche che si nascondono dietro ai nomi delle società editrici.
Basterebbe integrare le tabelle rese disponibili dal dipartimento dell’Editoria con i dati relativi alla titolarità di quote e azioni delle società e cooperative che beneficiano dei contributi o, ancora più semplicemente, con un link alla scheda di ogni editore contenuta nel Registro unico degli operatori di comunicazione tenuto dall’Autorità Garante per le comunicazioni.
Nessuno, tuttavia, ha voglia e interesse a rendere accessibili questo genere di dati e, d’altra parte, la stessa Autorità Garante consente – peraltro solo da pochi mesi – di accedere al registro degli operatori di comunicazione, unicamente per sapere se un editore vi è iscritto oppure no, ma non permette – con decisione di dubbia opportunità – l’accesso ad altre aree del registro relative, appunto, alla titolarità delle quote degli editori di giornali.
Perché un cittadino non dovrebbe poter sapere a chi appartiene, davvero, un giornale che pur non avendo mai letto e, magari, del quale non ha mai neppure incrociato in edicola la copertina, è costretto a finanziare?
Che senso ha pubblicare i dati relativi ai contributi all’editoria senza porre i cittadini nella condizione di conoscere le dimensioni del fenomeno, quali sono i criteri in base ai quali fiumi e rivoli di denaro finiscono nelle tasche di questo o quell’editore, quante copie dei giornali e periodici sovvenzionati con risorse pubbliche sono state davvero distribuite nel Paese, in quanti hanno beneficiato dell’informazione prodotta con i soldi dello Stato?
Ma, ancor prima, che senso ha, nel 2011, sovvenzionare con ingenti risorse pubbliche di un Paese in piena crisi economica, decine e decine di giornali di carta e inchiostro…
Nel secolo della Rete, per garantire a tutti la libertà di fare informazione basta molto meno: risorse di connettività a volontà, piattaforme di blogging e qualche euro di pubblicità per farsi conoscere online.
L’informazione che vale troverà lettori e mercato e sopravvivrà mentre quella che, a giudizio dei lettori, varrà di meno, scomparirà come è giusto che sia e come avviene in ogni altro mercato.
Che senso ha tenere in vita dinosauri del vecchio impero dei media che danno poco al Paese e prendono e pretendono molto.
Quali e quanti giornali e periodici, negli ultimi mesi, hanno inserito i contributi all’editoria nei loro interminabili elenchi di sprechi e sperperi di Stato da arginare ed eliminare?
Di “caste” nel nostro Paese, ce ne sono tante e quella degli editori di giornali difende se stessa esattamente come quella dei politici e di certi imprenditori: sono sempre i soldi destinati agli altri a dover essere risparmiati.
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giovedì 4 agosto 2011
dietro la mano dell'assassino
Sono mesi che si parla di delitti.....ERA DIVENTATO UN PASSATEMPO QUOTIDIANO DEGLI ITALIANI PRIMA DELL' ESTATE, CON IL CONTRIBUTO CONTINUO E FIN TROPPO RIPETITIVO DI COSIDETTI ESPERTI, CHE INVITATI IN CONTINUAZIONE, NON SAPENDO PIU' CHE DIRE , SI ATTACCANO A QUALUNQUE APPIGLIO ,PUR DI FAR PARTECIPE IL GREGGE DEI TELESPETTATORI
DISTRATTI ....DELLE LORO ELUCUBRAZIONI FONDATE SUL NIENTE...
Una specie di operazione di distrazione di massa....per riempire i pomeriggi di rai uno.. due.. e magari anche...tre ( per non parlare di mediaset, che fortunatamente mi pregio di non guardare mai).
....e questo da quando il minzolini ed altri hanno cominciato a fare di tutto
per evitare trasmissioni troppo controverse..e contemporaneamente censurare le informazioni importanti .
Giornalisti pavidi e incapaci ci hanno intrattenuti per mesi su indizi e particolari captati come se fossero pesciolini di paranza , in una rete da dare in pasto, come una bella fritturina, ...al pubblico di bocca buona.
Hanno scandagliato senza rispetto la vita delle persone coinvolte a vario titolo in delitti.....in modo arbitrario e molto spesso ozioso e inconcludente,senza rispetto per il dolore o la cosidetta privacy dei soggetti .
Hanno voluto ( sicuramente) tenerci occupati..cosi che l'attenzione del gregge italiano di utenti televisivi, venisse spostata dalle nefandezze di questo governo, verso delitti con cui giocare agli investigatori e piccoli misteri....... da rivoltare ......come calzini sporchi ..
UNA OPERAZIONE VERGOGNOSA E INCIVILE.....DATA LA POCHEZZA DELLE NOTIZIE VERE ED, DAL ALTRA PARTE ....UNA PLETORA DI ILLAZIONI CHE ACCOMPAGNAVANO QUESTE TRASMISSIONI.
Oggi non e' ancora finita e allora permettetemi una osservazione che..manca tra le tante chiacchiereche si sono fatte e che sembra non si abbia ancora il coraggio di fare apertamente:
NEL MISTERO DEL DELITTO CHE RIGUARDA MELANIA REA C'Eì , SECONDO ME....UNA CERTA DOSE DI DEPISTAGGIO...UN COVER-UP.. VOLUTO:
Ma questo tentativo mal riuscito di distrarre l'attenzione non e' stato posto
in essere dal probabile assassino ...CHE ...A QUANTO PARE.... AVREBBE DETTO MONTAGNE DI BUGIE.....FINORA .....E IN MODO FIN TROPPO INGENUO, IMPREVIDENTE E DIREI ANCHE.... STUPIDO, MA DA UNA ENTITA' , UN "'POTERE" MOLTO PIU' SCALTRO ,POTENTE ED INQUIETANTE.
Penso infatti che, a parte quelle che saranno le risultanze future,nel caso di un delitto che, obiettivamente a tutt'oggi, ha un solo indagato ( IL PIU' OVVIO E PREVEDIBILE ....CIOE' IL MARITO )...C'E QUALCUNO CHE HA TRAMATO NELL'OMBRA PER DEPISTARE ...... PER CONFONDERE PER FARE APPARIRE ... IL FALSO E NASCONDERE IL VERO , PER COPRIRE RESPONSABILITA' ...E SOPRATUTTO UN DANNO ALL 'IMMAGINE .....
PER EVITARE IL PEGGIO ..... PER DIFENDERE IL BUON NOME DI UNA ISTITUZIONE CHE TRADIZIONALMENTE NON AMMETTE COLPE...
SI E' CERCATO ANCHE DI INVALIDARE TUTTO CIO' CHE MAN MANO VENIVA FUORI AFFANNANDOSI A DIRE CHE SI TRATTAVA DI SPONTANEE DICHIARAZIONI IN PERSONA NON SOTTOPOSTA AD INDAGINE...
UNA ISTITUZIONE CHE .....TRADIZIONALMENTE ....NON AMA ESSERE INDAGATA E TROPPO SPESSO SI CONSIDERA AL DISOPRA E AL DI FUORI DELLA LEGGE :L' ESERCITO!
Bisognerebbe forse ricordare a quei signori che la nostra legge, la nostra
costituzione non da loro il diritto di coprire reati e, neanche, di provarci.
Bisognerebbe andare a fondo per verificare chi ha posto in essere accorgimenti
e piccole/grandi manovre... per cercare di nascondere uno scandalo, di cui, di
sicuro , si aveva gia' avuto sentore....
chi ha voluto rimandare l'accertamento della verita' che coinvolgeva un istruttore
...e chi ancora sta remando contro l'accertamento della verita'.
......pubblicata da Laura Picchetti il giorno giovedì 14 luglio 2011 alle ore 4.01
lunedì 1 agosto 2011
DIRITTO D'ASILO E DIRITTO LIBERTA'
MIGRANTI - GALIENI (PRC):
01/08/2011 22:59 | POLITICA - ITALIA
"Martedì pomeriggio Rifondazione Comunista parteciperà al presidio contro la proroga a 18 mesi del trattenimento dei cittadini migranti nei Cie.
«Ma ci saremo anche – afferma Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione – perché siamo al fianco di tanti migranti e rifugiati in questo periodo in lotta per la vita e per la libertà.
Con coloro che a Bari, a Mineo, a Trapani, protestano perché i tempi per ottenere risposta in merito alla richiesta di asilo politico sono inaccettabili, oltre 8 mesi e le loro vite sono interrotte.
Con chi nei Cie subisce quotidianamente violenza e repressione. Con i lavoratori in agricol tura di Nardò che rivendicano il diritto ad un salario equo e a condizioni di lavoro dignitose.
Siamo accanto avendo negli occhi l’ennesima orribile strage consumata su una carretta del mare, strage le cui colpe ricadono sulle leggi vigenti e su chi sadicamente ed inutilmente ne rivendica l’applicazione».
La fuga dalla guerra finisce in tragedia
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02/08/2011, 05:30
Lampedusa Barcone strapieno. Soffocati nella stiva.Trovati morti 25 profughi partiti dalla Libia .Schiacciati dagli stessi compagni di viaggio.
Gridavano per uscire dalla botola ma venivano ributtati giù a bastonate dagli . Chiedevano aiuto perché non avevano ossigeno.
Sono morti così, asfissiati dal caldo e dai gas del vecchio motore, venticinque profughi nordafricani stipati nella stiva di un barcone partito dalla Libia e approdato ieri all'alba a Lampedusa.
Tra le vittime, tutte sotto i trent'anni, anche una donna. La terribile scoperta è stata fatta dagli uomini della Guardia costiera.
Due motovedette stavano scortando il barcone lungo circa 15 metri avvistato alcune ore prima verso il porto quando a causa di un'avaria le operazioni di trasferimento sono state anticipate e gli immigrati sono stati fatti salire sulle stesse motovedette.
È seguito il controllo di routine dello scafo per verificare che sul barcone non ci fossero altre persone oltre ai 271 profughi (36 donne e 21 bambini) già portati in salvo. All'interno della botola di due metri per tre della stiva senza oblò e prese d'aria gli uomini della Guardia costiera si sono trovati davanti lo spettacolo raccapricciante dei corpi in avanzato stato di decomposizione a causa dal caldo.
Cadaveri che, chiusi in sacchi di plastica, sono stati rimossi per i rilievi di rito e in un primo momento disposti in fila sul molo Favaloro, a pochi metri dai turisti ignari della tragedia. Secondo le testimonianze dei profughi trasferiti al Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola e raccolte dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento nel ventre più profondo dell'imbarcazione erano in 26.
Uno di loro - raccontano - era riuscito a uscire da quella trappola di morte ma è stato preso e gettato in mare. Dai primi accertamenti gli altri sarebbero morti per asfissia e intossicazione per i fumi del motore.
Ad accertarlo definitivamente, però, sarà l'autopsia disposta dalla Procura di Agrigento che ha aperto un'inchiesta per morte come conseguenza di altro delitto e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Su due dei cadaveri il medico del poliambulatorio d
i Lampedusa Pietro Bartolo ha rinvenuto fratture ed ecchimosi, segni di una collutazione avvenuta durante la traversata. Le vittime avrebbero lottato per uscire dalla stiva ma sarebbero state colpite più volte e prese a bastonate da quelli che stavano sul ponte.
Almeno tre degli immigrati responsabili sarebbero stati individuati.
Le autorità sanitarie inviate a Lampedusa hanno escluso la possibilità di rischi per la salute della popolazione. «La morte è stata causata dalle disumane condizioni in cui sono state costrette a viaggiare», ha dichiarato il sottosegretario all'Interno Sonia Viale.
«Ognuno cercava di salvare se stesso e sono sopravvissuti i più forti», ha commentato il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, il quale ha confermato che le salme di sei delle 25 vittime rimarranno a Lampedusa. Si tratta dei cadaveri che non sono stati riconosciuti dai superstiti.
Gli altri 19 corpi troveranno sepoltura nei cimiteri della provincia di Agrigento. Alcuni dei superstiti hanno parlato di aver visto in mare altre cinque imbarcazioni. A bordo c'era anche Ahmed, un nigeriano di 25 anni in fuga da Tripoli.
«Eravamo tantissimi - ha raccontato ai soccorritori - Prima un viaggio in Italia costava 300 dinari - Ora si riesce a partire gratis».
02/08/2011
02/08/2011, 05:30
Lampedusa Barcone strapieno. Soffocati nella stiva.Trovati morti 25 profughi partiti dalla Libia .Schiacciati dagli stessi compagni di viaggio.
Gridavano per uscire dalla botola ma venivano ributtati giù a bastonate dagli . Chiedevano aiuto perché non avevano ossigeno.
Sono morti così, asfissiati dal caldo e dai gas del vecchio motore, venticinque profughi nordafricani stipati nella stiva di un barcone partito dalla Libia e approdato ieri all'alba a Lampedusa.
Tra le vittime, tutte sotto i trent'anni, anche una donna. La terribile scoperta è stata fatta dagli uomini della Guardia costiera.
Due motovedette stavano scortando il barcone lungo circa 15 metri avvistato alcune ore prima verso il porto quando a causa di un'avaria le operazioni di trasferimento sono state anticipate e gli immigrati sono stati fatti salire sulle stesse motovedette.
È seguito il controllo di routine dello scafo per verificare che sul barcone non ci fossero altre persone oltre ai 271 profughi (36 donne e 21 bambini) già portati in salvo. All'interno della botola di due metri per tre della stiva senza oblò e prese d'aria gli uomini della Guardia costiera si sono trovati davanti lo spettacolo raccapricciante dei corpi in avanzato stato di decomposizione a causa dal caldo.
Cadaveri che, chiusi in sacchi di plastica, sono stati rimossi per i rilievi di rito e in un primo momento disposti in fila sul molo Favaloro, a pochi metri dai turisti ignari della tragedia. Secondo le testimonianze dei profughi trasferiti al Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola e raccolte dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento nel ventre più profondo dell'imbarcazione erano in 26.
Uno di loro - raccontano - era riuscito a uscire da quella trappola di morte ma è stato preso e gettato in mare. Dai primi accertamenti gli altri sarebbero morti per asfissia e intossicazione per i fumi del motore.
Ad accertarlo definitivamente, però, sarà l'autopsia disposta dalla Procura di Agrigento che ha aperto un'inchiesta per morte come conseguenza di altro delitto e per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Su due dei cadaveri il medico del poliambulatorio d
i Lampedusa Pietro Bartolo ha rinvenuto fratture ed ecchimosi, segni di una collutazione avvenuta durante la traversata. Le vittime avrebbero lottato per uscire dalla stiva ma sarebbero state colpite più volte e prese a bastonate da quelli che stavano sul ponte.
Almeno tre degli immigrati responsabili sarebbero stati individuati.
Le autorità sanitarie inviate a Lampedusa hanno escluso la possibilità di rischi per la salute della popolazione. «La morte è stata causata dalle disumane condizioni in cui sono state costrette a viaggiare», ha dichiarato il sottosegretario all'Interno Sonia Viale.
«Ognuno cercava di salvare se stesso e sono sopravvissuti i più forti», ha commentato il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, il quale ha confermato che le salme di sei delle 25 vittime rimarranno a Lampedusa. Si tratta dei cadaveri che non sono stati riconosciuti dai superstiti.
Gli altri 19 corpi troveranno sepoltura nei cimiteri della provincia di Agrigento. Alcuni dei superstiti hanno parlato di aver visto in mare altre cinque imbarcazioni. A bordo c'era anche Ahmed, un nigeriano di 25 anni in fuga da Tripoli.
«Eravamo tantissimi - ha raccontato ai soccorritori - Prima un viaggio in Italia costava 300 dinari - Ora si riesce a partire gratis».
02/08/2011
sabato 9 luglio 2011
Fondi sospetti, blitz della Digos in una residenza del premier
Gli investigatori, arrivati davanti al cancello della storica residenza, sono stati respinti perché la villa è sede della presidenza del Consiglio. I finanzieri sono stati inviati dai pm di Napoli che vogliono capire chi si cela dietro la Fondazione della libertà destinatiria di un finanziamento di 165 mila euro
La Digos ha bussato a casa di Silvio Berlusconi. I poliziotti che indagano su 11 bonifici sospetti pagati da un’impresa sospettata di corrompere Marco Milanese, il deputato del Popolo della libertà in attesa di autorizzazione all’arresto, si sono presentati con un mandato di perquisizione davanti alla prima magione della storia di amore clandestino tra Veronica Lario e il giovane imprenditore di Milano 2. Gli agenti si sono dovuti fermare davanti al cancello che in passato era stato protagonista di un pezzo di storia del rapporto mafia-politica. Proprio quel glorioso portone di ferro che in passato i mafiosi avevano fatto saltare in aria con un chilo di polvere esplosiva (suscitando la celeberrima risata di Silvio Berlusconi intercettata mentre parlava con Dell’Utri di Vittorio Mangano) ha fermato i finanzieri spediti da Napoli a Milano dal pm Vincenzo Piscitelli. Gli investigatori volevano capire chi si nascondesse dietro la Fondazione delle libertà e la sorpresa è stata grande quando hanno scoperto che la Fondazione sospettata ha sede in questa villa coperta dalle guarentigie parlamentari del presidente del consiglio.
Per spiegare perché la Digos sta indagando a via Rovani bisogna partire da un appunto del consulente del pm Vincenzo Piscitelli. Scrive il dottor Luigi Evelino Mancini “Sul conto Eurotec risultano disposti n. 11 bonifici, il primo in data 4 dicembre 2008 l’ultimo il 21 maggio 2010 per importi unitari di 15.000 ( complessivi euro 165.000 ) in favore della fondazione Casa della Libertà sul conto di cui quest’ultima è titolare presso la Cassa di Risparmio di Rieti con sede a Roma, piazza Montecitorio”. La Eurotec non è una società qualsiasi. E’ al centro dell’inchiesta su Marco Milanese della Procura di Napoli e anche della seconda indagine del pm Paolo Ielo a Roma. Ieri il pm Ielo ha fatto arrestare Tommaso Di Lernia e Massimo De Cesare per un’indagine per finanziamento illecito ai partiti che vede indagato anche Milanese. Il deputato del Pdl è accusato di essersi fatto comprare proprio dalla Eurotec una barca per 1,9 milioni di euro in cambio della nomina di un uomo che interessava alla cricca degli appalti Enav: il presidente di Tecnosky, Fabrizio Testa. Il pm Piscitelli sottolinea che nello stesso periodo in cui Eurotec pagava in natura Milanese con l’acquisto gonfiato della barca, effettuava i bonifici alla Fondazione Casa dele Libertà. Proprio quella che ha sede a casa Berlusconi.
La Fondazione Casa delle Libertà è presieduta da Sandro Trevisanato, un uomo fondamentale nel sistema di potere di Giulio Tremonti. Questo avvocato veneziano 73enne è stato eletto nel 1994, sottosegretario alle finanze con ministro Tremonti nel primo governo Berlusconi.
Secondo gli accertamenti degli investigatori la Fondazione che incassa i soldi della Eurotec ha tre indirizzi, tutti e tre finiti ieri nel mirino delle perquisizioni di ieri. Il primo è a Venezia in via Miranese 3, dove ha sede anche una società di Trevisanato. Il secondo in via Uffici del Vicario a Roma ma è stato abbandonato da poco probabilmente per un ufficio in via dell’Umiltà dove si trovano anche uffici dei politici del Pdl dai quali gli agenti si sono tenuti alla larga ieri. Infine c’è il terzo indirizzo, quello più delicato: Milano, via Rovani 2. Al Fatto Quotidiano risulta poi che il dominio internet della Fondazione sarebbe stato recentemente registrato (nonostante la Fondazione abbia sede in Veneto dal 2000) a Milano a casa Berlusconi e che a seguire la pratica è stata Clotilde Strada, la collaboratrice che raccoglieva al telefono le confidenze di Nicole Minetti sul “culo flaccido” del premier. Per capire l’importanza di questa pista però bisogna partire dalla casa di via Campomarzio 24 a Roma, pagata da Marco Milanese e abbandonata nottetempo dal ministro Giulio Tremonti.
Il pm Vincenzo Piscitelli ha convocato a testimoniare il segretario generale dell’ente proprietario: il Pio Sodalizio dei Piceni. Milanese, il signor Alfredo Lorenzoni che ha raccontato. “Il contratto è stato stipulato il l febbraio 2009 ed ha per oggetto un appartamento di 200 metri situato in via Campo Marzio 24 molto più grande quindi e con un salone affrescato. Il canone di locazione per questo immobile è stato stabilito in 8.500 euro mensili”.
La casa, prosegue Lorenzoni, aveva bisogno di una ristrutturazione. “Quindi concordammo contrattualmente con il Milanese l’esecuzione a suo carico di lavori per una cifra complessiva di 200 mila euro (conteggiati secondo il nostro prezzario ) dal cui ammontare andava mensilmente scomputato il canone di locazione fino al raggiungimento di quell’ importo. I lavori sono stati effettivamente eseguiti dalla ditta esecutrice EDIL ARS di Roma, società facente capo a Angelo Proietti ed Achille Scaramucci, quest’ultimo anche sodale del Pio Sodalizio. La locazione fu stipulata per uso ufficio e foresteria e l’immobile mi risulta frequentato abitualmente dal Ministro Giulio Tremonti. In sostanza si tratta della casa del Ministro”.
A questo punto i pm hanno verificato che, per effetto dello scomputo dei lavori, i pagamenti sono iniziati solo nel luglio del 2010, per un totale dei pagamenti, fino al mese di giugno scorso, di 108 mila euro. Pagati fino all’ultimo euro da Marco Milanese e non da Giulio Tremonti.
Gli investigatori hanno cominciato a studiare bene il giro di affari della Edil Ars, scoprendo che questa società vantava un imponente giro di affari con la società informatica pubblica, controllata dal Ministero dell’economia, Sogei, un feudo di Marco Milanese che – secondo il capo di Gabinetto di Tremonti, Vincenzo Fortunato, ha pilotato le nomine di questa come di tante altre società pubbliche per conto del ministro. Sul rapporto tra la società di Angelo Proietti e la Sogei il senatore dell’Italia dei Valori Elio Lannutti aveva presentato un interpellanza: “per quanto risulta all’interrogante”, scriveva Lannutti, “in particolare, nell’anno 2010, sarebbero stati affidati all’Edil Ars lavori di manutenzione ed impiantistici per circa 6,2 milioni di euro, di cui circa 5,3 milioni a trattativa diretta (86,6 per cento). Fra questi circa 2,5 milioni di euro sono stati assegnati con procedura secretata”. In più Lannutti sottolineava che la figlia di Angelo Proietti era stata assunta dalla Sogei. E indovinate chi è il presidente della Sogei? Sandro Trevianato, proprio il presidente della Fondazione Casa della Libertà. Nominato da Tremonti a presiedere la Sogei nel secondo Governo Berlusconi 2001-2006 e tornato su quella poltrona nel 2008 con il ritorno del duo Milanese-Tremonti a via XX Settembre.
da Il Fatto Quotidiano del 9 luglio 2011
martedì 7 giugno 2011
L'AMACA di Michele Serra
DITE A TUTTI DI TORNARE ALLA POLITICA.
pubblicata da Giulia Martini
7 giugno 2011 alle ore 18.17
È difficile, ma non impossibile, che si arrivi al quorum per i quattro referendum del 12 giugno. Dei referendum, in passato, si è abusato fino a svilirne il valore: non per caso è dal ’95 che il fatidico quorum non viene raggiunto. Ma i meno giovani ricordano perfettamente la portata storica di almeno tre referendum (legalizzazione di divorzio e aborto, referendum elettorale di Mario Segni) che sconquassarono il quadro politico e soprattutto diedero il segno di una maturazione profonda, e inattesa, dell’opinione pubblica. Nel clima di riscossa civile aperto dalle amministrative, i quattro quesiti di domenica prossima potrebbero sortire un effetto analogo: ridare alla politica quel significato di cambiamento, di salto di qualità, che la politica riveste nonostante (e contro) il deperimento degli ultimi anni. Chiedete a tutti di andare a votare, discutere con gli incerti e con gli indifferenti, non vergognatevi di sentirvi propagandisti importuni, così come non mi vergogno di scrivere queste righe di smaccata propaganda politica. La posta è alta, il contenuto dei quesiti molto rilevante. Specie i due referendum sull’acqua chiedono di rimettere l’accento sulla dimensione pubblica della nostra convivenza. La politica è tornata. Dite a tutti di tornare alla politica.
Da La Repubblica del 07/06/2011.
lunedì 6 giugno 2011
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